Prologo - La Pagina di Amad

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Prologo

Libro 1

Ringraziamenti


Un ringraziamento:


va alla mia cara amica Giuliana che ha fatto, per me, la copertina del libro, avendo la sensibilità di interpretare lo spirito di semplicità che è proprio di questo testo;

va alla mia cara amica Eleonora che mi ha spinto a fare delle storie un libro, e che è stata la persona che mi ha dato l’ispirazione giusta;
va alla mia cara amica Rosanna che mi ha regalato una matita magica.

Cap I
L’incontro

Quanto tempo era passato! Quante volte avevo sognato ed aspettato questo momento. Ero finalmente sulla strada di casa. Chi mai avrebbe potuto riconoscermi, dopo tutto questo tempo. Troppo tardi avevo deciso di tornare. Forse non aveva neanche più senso farlo, ma oramai avevo fatto la mia scelta e così avevo cominciato a percorrere la via di casa.
Era tardi, era buio, oramai l’inverno era alle porte, non avrei potuto scegliere un periodo peggiore, pensai, ma qualcosa mi spingeva fortemente a farlo.
Se non avessi cominciato quel giorno il cammino, forse non avrei mai trovato Amad.. Ma forse Amad è stato sempre sulla mia strada ed il mio non è stato un incontro ma un ritrovarsi.

Ricordo ancora oggi con chiarezza, quell’incontro.
Il sentiero era buio, la luna illuminava appena i miei passi e fu appena dopo una leggera discesa che vidi una luce, dapprima tremolante poi sempre più vivida.

Il deserto non conosce rumori, il deserto non conosce calore di notte, eppure avvertii immediatamente qualcosa, qualcosa che mi riempì il cuore e fu in quel preciso istante che lo vidi!
Era un vecchio che sembrava portare su di sé il peso di tutti i mali del mondo, camminava appena sorretto da un bastone. I vestiti o meglio gli stracci che lo coprivano a malapena, non erano sufficienti a ripararlo dal freddo, tremava. Ebbi l’istinto di togliermi il mantello che mi copriva per dagli riparo ma in quel preciso istante, si voltò e mi fissò con uno sguardo intenso, che non dimenticherò mai.
“Non tremo dal freddo, amico mio. È stato il peso della tua esistenza che mi ha provocato questa reazione. Ti ho percepito. Ho sentito il tuo dolore e sebbene io sia sufficientemente temprato, la forza del dolore mi ha sconvolto. Fermiamoci lì vicino a quell’albero e parliamo, amico mio.”

Le sue parole mi freddarono e per un attimo sentii lo stesso freddo, che lo aveva fatto tremare.
Ma cosa sapeva di me e che cosa voleva? Eppoi perché mai avrei dovuto parlare con lui?
Non ebbi il tempo di rispondere a queste domande, che mi ritrovai seduto sotto l’albero con lui.

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