La tredicesima storia IV - La Pagina di Amad

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La tredicesima storia IV

Libro 2

La Tredicesima storia
Il Settimo Angelo
Cap.III


La sua locanda non aveva mai avuto molta fortuna, anche perché non rapinava i suoi clienti, come invece erano soliti fare gli altri. "Sei un pavido, non hai coraggio! Guarda gli altri come si sono arricchiti, hanno servi, case lussuose, solo tu sei stato capace di fare debiti con una locanda" le aveva urlato una volta la moglie. "Mi spiace non sono come gli altri" le aveva risposto.

"Rimarrai per tutta la vita un miserabile e quando sarai vecchio, non avrai neanche di che comprarti un tozzo di pane. Ma se credi che io sia così stupida da rimanerti affianco, ti sbagli di grosso! Me ne vado! Rimarrai da solo come un cane, perché anche tua figlia la pensa come me. Miserabile ti ho conosciuto e miserabile ti lascio!" gli aveva vomitato addosso.

"Non puoi andartene così! Siamo legati per sempre davanti a Dio! E come puoi dire che mia figlia la pensa come te? Ha solo 15 anni! È ancora una bambina! Se proprio hai deciso di andartene te lo lascerò fare, ma non rovinerai nostra figlia!".
"Nostra? Perché? Ancora credi di esserne il padre?" gli rispose con aria di sfida.
"Non ha importanza se sia io o meno ad averla generata! E' stata qui con me da sempre, lo amata e la amo come una figlia! Non è il sangue a fare di un essere umano un figlio, ma solo l'amore. Per questo tu non sei sua madre, perché non hai amore in te!".
"Sei solo un fallito! Addio!" e così facendo si era avvicinata alla porta stringendo la bambina.


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